Lezione in carcere. Noi, una finestra verso l’esterno. - Incontro della VD ginnasio con i detenuti della casa circondariale di Lanciano
 
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    Lezione in carcere. Noi, una finestra verso l’esterno.

    Incontro della VD ginnasio con i detenuti della casa circondariale di Lanciano

    Il giorno 12 marzo 2018 in orario extarcurricolare la classe VD, accompagnata dalle docenti Antonelli e Rosato,si è recata alla casa circondariale di Lanciano, per svolgere un incontro con i detenuti e tenere una lezione sul tema dellAbbandono, un tema trasversale che in qualche modo potesse interessare ed accomunare tutti.

    L’argomento, scelto con una discussione in classe, è stato esaminato sotto l’aspetto  personale, spirituale, familiare e sociale, elaborato tramite PowerPoint  e presentato da noi ragazzi.

    L’incontro si è svolto all’interno del Piccolo Fenaroli, un ambiente dedicato alle attività teatrali. Circa quindici uomini, di età diversa, sono entrati sorridendo, stringendoci la mano e curiosi di ascoltarci. Dopo aver motivato la scelta dell’argomento, abbiamo aperto la discussione esponendo le nostre riflessioni sul tema dell’abbandono, a partire dal mito di Enea e Didone, introdotto dalla prof.ssa Antonelli.  

    A dispetto di quanto ci si potrebbe immaginare, l’aria respirata era serena e tranquilla,  molti sono stati gli interventi e proprio i detenuti hanno dimostrato una piena consapevolezza e conoscenza della tematica oggetto di discussione.

    Subito abbiamo intuito, dall’accento, la loro provenienza meridionale, principalmente da città come Napoli, Gela, Pozzo di Gotto, Palermo. Ci sembra importante sottolineare che il carcere di Lanciano prevede anche il regime 41-bis, cioè la massima sicurezza, in un’ala  riservata a coloro che hanno commesso reati tra i più gravi. Alcuni di loro hanno già scontato parte della pena in questo regime. Nonostante l’ambiente austero e rigoroso, il dibattito è stato scorrevole e acceso soprattutto grazie all’interesse dei detenuti  ed agli interventi degli stessi che si sono sforzati di far diminuire l’imbarazzo e la nostra timidezza iniziale.

    Pensare che la cultura e lo studio siano lontani da chi ha commesso un reato è fuorviante; pur non avendo concluso un corso regolare di studi fino all’università,  la gran parte dei reclusi ha esternato un grande piacere per i libri e un livello mediamente buono di istruzione. Tutti hanno sottolineato l’importanza dello studio, esortandoci a studiare e dicendo che proprio questa è una delle chiavi per la realizzazione dell’individuo.

    Verso la fine dell’incontro la soggezione e il timore, dettati soprattutto dai pregiudizi e dagli stereotipi che la società ci ha trasmesso, sono scomparsi; abbiamo parlato con persone diverse, ma che avevano tutte qualcosa in comune, cioè il desiderio di uscire da quelle mura, ostacolato però dalla  paura di rimettersi in gioco. soprattutto quando mancano programmi di reinserimento sociale. Quando hanno percepito che non eravamo andati lì per giudicarli e che quindi potevano fidarsi, non hanno esitato a raccontarci qualcosa del loro passato e dei loro sentimenti, ma anche i loro sogni che sono svaniti in quelle mura. Tutti possono sbagliare, ma le persone che commettono gravi errori non devono essere dimenticate dalla società.

    Abbiamo visto nei loro occhi un desiderio di libertà, di voler tornare a vivere, ma anche un gran senso di abbandono. Si sentono soli, ad alcuni manca la famiglia, la casa o più semplicemente la brezza del mare, il rumore delle onde, un soffio di vento, il loro unico rifugio è la fede, un modo per sentirsi meno soli, per non perdere mai la speranza.

    Un discorso che ha emozionato tutti è stato quello di un giovane detenuto,  che ci ha esortato a stare attenti, a non cadere in tranelli che molto spesso la vita ci pone davanti, specie alla nostra età.

    Siamo rimasti molto colpiti, è stata un’esperienza nuova, unica, che ci ha fatto crescere interiormente, un’occasione per riflettere sulla vita e ciò che ne vogliamo fare. Per loro noi siamo stati come una finestra da cui hanno osservato, anche se per poco, l’esterno, una finestra da cui hanno respirato un soffio di libertà.

    di Ivan Gentile


    Parole chiave:

    carcere

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