L’Africa a ritmo di Boogie: storia di una ballerina senza marinaio - Giulia Caminito presenta la sua Grande A
 
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    L’Africa a ritmo di Boogie: storia di una ballerina senza marinaio

    Giulia Caminito presenta la sua Grande A

    Come in un delicatissimo ballo senza tempo il romanzo d’esordio di Giulia Caminito La Grande A (2016, Giunti Editore) si libra in leggiadre piroette magistralmente eseguite dai piedi di una bambina che muove i primi passi nel Grande Mondo degli adulti.

    In un caleidoscopico e brulicante formicaio di anime mezzo inglese, mezzo arabo, mezzo armeno, mezzo greco, mezzo chi lo sa, nell’eclettico caravanserraglio di culture di un’Africa anni cinquanta, volteggia aggraziata la narrazione di Giulia Caminito dirompendo in lungo e in largo e appropriandosi di dimensioni e ritmi inaspettati, intrecciandosi in quello che è molto più di un romanzo di formazione e straripa in testimonianza post-coloniale. Tra le vibranti corde di un racconto personalissimo, tacitamente custodito in un tremulo angolo di cuore, si delineano indistintamente i nodi della guerra tra le finestre di Legnano e quelle della coscienza, del perenne esodo dall’inadeguatezza e dell’infantile riscatto di chi ha trovato un senso all’insensatezza, il tutto sullo sfondo prorompente della capitolazione di due Italie, la prima malata di fame, la seconda di libertà.

    Ed in questo massiccio universo di incontri e di fughe la piccola Giada si fa strada sinuosa alla tormentata ricerca di un’identità individuale, familiare e nazionale, offrendoci una spassionata panoramica sulle difficoltà del diventare grandi e del maturare una consapevolezza di sé superando l’instabilità di una madre così grande- così piccola - e il rovesciamento di un’Africa che si riappropria dei suoi colori.

    Sulle note di un valzer elegantissimo Giada si lascia andare in tentennanti piroette sotto la conduzione attenta della grande mamma Adele, la prima apparentemente così fragile e minuta nei suoi vestiti dismessi, la seconda tanto ingombrante da rubarle la scena. Non solo un valzer ma anche una lotta- o forse una partita a poker - quella tra Giada e Adele, legate a doppio filo da grandezza e insicurezze condivise, i cui destini si intrecciano e si confondono in un imprevisto scambio di ruoli che porterà entrambe a perdersi - e ritrovarsi -  tra le pieghe della Grande Africa.

    Nella Grande A si accavallano poi i veraci virtuosismi del tango apache tra Giada e suo marito Giacomo: lui audace e disarmante, tanti amici e sorrisi sagaci per tutti; lei la perenne –ina, quella che è sempre bambolina, a cui va infilato un vestitino, regalato un cappellino, fatto fare un pisolino, messo in tavola un cucchiaino, quella che è tiepidina e a cui va stretta forte forte la manina. La sciocchina; loro avvinghiati insieme quasi per sbaglio, soffocati da un torrente di parole non dette e paure mai vinte, costretti a crescere insieme e riadattarsi l’uno a l’altro come due ingranaggi difettosi si rodono a vicenda, scavandosi in un grumo di concavità e convessità imperfette, ma perfettamente combacianti. 

    Se si ascolta con attenzione sembra quasi di poter scorgere anche gli strazianti gorgoglii della tuonante Rumba di due donne sradicate non solo da una terra di appartenenza ma anche da un’identità negata alla disperata ricerca di un’oasi di perfezione aderente alla loro inquietudine.

    Ed ancora, in sottofondo, si odono i vivaci  scarabocchi di chi ha i grilli in corpo e cerca la propria indipendenza volteggiando tra due continenti e due identità; di chi, insomma, s’è messo la libertà in pancia e ha paura di una cosa soltanto: gli spilli alle ali.

    Ma soprattutto dominano le austere sentenze di un Paso Doble tra due nazioni così vicine (così lontane) che si accolgono e respingono vicendevolmente. Con un’espressività impetuosa, Giulia Caminito riavvolge il nastro della percezione storica, scardinando prepotentemente le narrazioni nazionalistiche e sciovinistiche, attraverso un esodo “al contrario” da un’Italia impolverata di decadenza e fascismo a una babilonica Terra Promessa, Madre fruttifera e accogliente. In questa rinnovata ottica di incontro/scontro culturale si inserisce anche la denuncia ad una nazione, l’Italia, cieca di fronte al suo passato coloniale, ingozzata di patriottiche revisioni storiche e retoriche rappresentazioni di biechi missionarismi sull’onda dei vaneggiamenti di civilizzazione ed educazione all’”occidentalità”. 

    Uno stile roboante e dirompente quanto lo stesso tessuto narrativo sgomitando si libera in remote immensità sensoriali regalandoci sinestetici intrecci tra odori, sapori, colori ed emozioni, ma soprattutto suoni: mai scadendo in banale retorica, un linguaggio asciutto e vigoroso schiude le porte a mondi del tutto nuovi, sia esteriori che introspettivi, in un melodioso flusso di coscienza che colpisce direttamente qualche profondo abisso di noi e dipinge un’atmosfera a metà tra il crudo realismo di Steinbeck e l’universo cinicamente onirico di Fitzgerald.

    Perdendosi tra le pieghe del romanzo si ha quasi l’impressione di volteggiare insieme alla protagonista nella vorticosa orchestra di coreografie abilmente intessute e di ritrovare infine se stessi in un unico, semplice movimento: quello di guardarsi indietro e ritornare bambini per poter, davvero, diventare grandi.

    Nell’ambito del progetto Cherchez la Femme, percorsi tra arte, letteratura e attualità, Giulia Caminito sarà a Lanciano il 22 marzo, ore 17, Palazzo degli studi, per presentare la Grande A.

    di Giulia Talone


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