Storia, tradizioni, radici nel mare: "La costa dei Trabocchi" - Emanuele Verì del liceo classico selezionato dal contest di Paesaggi d’Abruzzo
 
 
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      • Roccella Ionica - Istituto Istruzione Superiore P. Mazzone (in attivazione)

      Storia, tradizioni, radici nel mare: "La costa dei Trabocchi"

      Emanuele Verì del liceo classico selezionato dal contest di Paesaggi d’Abruzzo

      Per gli scogli, perigliosamente ma difettosamente, respirando l’odore delle alghe. […] Le due maggiori antenne verticali, sostenute alla base da piuoli di tutte le grossezze, s’intersecavano s’intralciavano congiunti tra di loro per mezzo di chiodi enormi, stretti da fili di ferro e da funi, rinforzati con mille ingegni contro le ire del mare. Due altre antenne, orizzontali tagliavano in croce quelle e si protendevano come bompressi, dì la dalla scogliera, su l’acqua profonda e pescosa. Alle estremità forcute delle quattro antenne pendevano le carrucole con i canapi corrispondenti agli angoli della rete quadrata. […] Innumerevoli assicelle erano inchiodate su per i tronchi a confortarne i punti deboli. La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la grancassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato.

      Così Gabriele D’Annunzio, durante il suo soggiorno a San Vito Chietino nell’estate del 1889, descriveva queste strane ed ingegnose  macchine da pesca chiamate trabocchi, le quali caratterizzano la nostra regione, dal tratto di costa che va da Ortona ed arriva a Vasto, per un totale di ventisette strutture. Occorre però fare un breve excursus sulla storia di queste macchine da pesca, in quanto notizie sicure della presenza dei trabocchi sulla costa teatina si hanno a partire dalla seconda metà del XVII secolo. Sembrerebbe pertanto che a seguito di un terribile sisma nel 1627, nei decenni successivi, si siano stanziate nella zona numerose famiglie ebraiche provenienti dal nord Europa, insieme ad altri nuclei familiari provenienti dalla Francia e dalla Germania. Si trattava di comunità composte da abili artigiani, i quali, seppur da un lato fossero privi di qualsiasi conoscenza marinara, dall’altro avevano nella pesca l’unica fonte certa di sostentamento in questo territorio, insieme all’agricoltura.

      Per secoli dunque, i trabocchi sono stati una fonte di mantenimento certa per molte famiglie, seppur limitata dal fatto che la pesca rimaneva un settore che non permetteva l’arricchimento.  

      Ormai da circa un decennio, dopo aver passato anni in abbandono, queste strutture sono state rivalutate e trasformate in veri e propri ristoranti o anche in musei visitabili nel periodo estivo. Di certo a livello turistico si potrebbe “lanciare” questo tratto costiero, più di quanto lo si stia già facendo, attraverso iniziative ed eventi, in modo da creare una vera e propria meta turistica in grado di garantire servizi e attrazioni sufficienti.

      Nell’estate 2107, la community di fotoamatori Paesaggi d’Abruzzo, in collaborazione con la casa editrice Carsa, ha promosso il contest #librocostadeitrabocchi finalizzato alla pubblicazione di un volume per la promozione della costa dei trabocchi. Il contest è stato diviso in tre categorie, ovvero: trabocchi e paesaggio, la vita sul trabocco, la storia del trabocco, dalla costa all’entroterra. Il volume La costa dei trabocchi è uscito per Carsa edizioni nel dicembre 2017 e si compone delle foto selezionate attraverso il concorso fotografico, integrate con immagini d’archivio della Carsa e accompagnate dai testi di Carlo Cambi, Paolo di Paolo, Franco Farinelli, Marialuce Latini e Alessandro Sonsini tradotti in inglese da Angela Arnone

      Grande è stato il piacere al ricevere la comunicazione che anche una foto che avevo inviato al contest di Paesaggi d’Abruzzo era stata selezionata. Si tratta in realtà di una foto storica, risalente al 1984, trovata nei vecchi album di famiglia, dove i trabocchi costituiscono lo scenario principale, in cui si può osservare ancora la struttura rude e primitiva dei vecchi trabocchi che non hanno nulla a che vedere con quelli attuali adibiti alla ristorazione. La passerella primitiva e stretta, il piccolo capanno per gli attrezzi, il complesso gioco di tiranti ne sono la testimonianza concreta.

      Tuttavia spero che questa testimonianza possa servire oltre che per il piacere degli occhi, da monito, affinché cresca in noi una coscienza tale da sensibilizzarci alle potenzialità della nostra terra, che vive sempre di più grazie all’eredità lasciata da queste macchine che, nonostante lo sviluppo e la modernizzazione, riescono ancora oggi a garantire ricchezza per un intero territorio.

      Conta solo questo, e il mare calmo calmissimo, i piedi a mollo come in un giardino d’acqua. Vorrebbe essere il pescatore che trova la balena, vorrebbe che qualcuno a gran voce mandasse a chiamare la sposa, per dirle: siete ricchi. Ma la ricchezza è in quest’attimo, e in due umani adulti – un vecchio e un giovane – annodati come le antenne del trabocco, sporti sul mare verso la possibilità. Consapevoli che sia questo – sporgersi, sporgerci, con ostinazione, con fiducia – tutto ciò che possiamo fare di buono, tutto ciò che possiamo fare.

       Paolo Di Paolo, da La Costa Dei Trabocchi, disponibile online sui siti di Carsa edizioni e di Paesaggi d’Abruzzo e nelle migliori librerie

       

      Emanuele Verì III C

      di Redazione IIS Artistico Classico Lanciano


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